Ciao sono Laura Broglio, vincitrice del Beat Yesterday 2022
Ricordo che ero piccola, mia mamma un giorno tornò a casa con una giacca di ecopelle pitonata blu elettrica. Era felicissima di quell’acquisto, anche se erano gli anni ’90 e le cose brutte andavano di moda. Quando la videro i suoi fratelli, però, le dissero glaciali: “Che devi fare, stayin’ alive?” Per noi potrà non significare nulla, ma per loro, nati alla fine degli anni ’60, John Travolta nella “Febbre del sabato sera” rappresentava l’icona cool per eccellenza. Che è poi diventata sinonimo di trash in meno di un decennio.
Insomma, il caro John era figo solo nell’epoca vintage. Esattamente come quella giacca blu, che rimase chiusa nell’armadio e non fu mai indossata.
Signori, vi ho appena descritto il peso del giudizio, il potere degli sguardi.
Succede esattamente questo quando sei donna e vuoi approcciarti ad un settore maschile, qualunque esso sia. Ti guardano e ti giudicano.
Così capita che qualcuna rinunci in partenza, altre che scelgano come scudo una giacca nera, che si possa mimetizzare per dare meno nell’occhio. Altre, invece, indossano la loro giacca con fierezza, come Cecilia con i suoi tailleur dai colori sgargianti e le navi rosa, per citare un personaggio simbolo del settore in cui lavoro. Un modo per dire “Io sono qui e sono fatta così”.
Io vorrei dirvi che ho iniziato mimetizzandomi per paura del giudizio, vorrei dirvi che sono stata schernita, derisa e giudicata e che ho lottato con tutte le mie forze per farmi valere.
Non posso. E non perché sia entrata in pista come John, ma perché non voglio più parlare dei problemi dividendo il mondo in due. Non è più tempo di parlare di maschi contro femmine.
Ho trovato uomini che mi hanno detto di stare a casa a cucinare e uomini che, invece, mi hanno sempre rispettata. Ho trovato donne e anche colleghe che hanno messo in discussione le mie abilità, denigrandomi, ma anche donne che, grazie alla passione condivisa, sono diventate amiche. Ho visto persone che hanno preferito aiutare me durante le fasi di carico e scarico, piuttosto che aiutare il mio collega uomo.
Se spostiamo lo sguardo e osserviamo tutto nella sua interezza, ci accorgiamo che le ingiustizie, le discriminazioni e le difficoltà sono ovunque. La gentilezza, l’educazione e la disponibilità non dovrebbero avere genere, così come la possibilità di carriera e auto affermazione. O come la parola camionista, che ha un’unica declinazione valida per tutti i generi.
Il mondo è semplicemente composto da individui, tutti diversi tra loro, come in una grande pista da ballo. Ognuno con le proprie idee e i propri ideali e non possiamo catalogarli in uomini e donne, lo trovo semplicistico e controproducente. Del resto, quando alle feste delle medie si dividevano i gruppi, rimaneva solo una pista vuota. No?
Fare il camionista è un lavoro come gli altri con le proprie difficoltà. La paura di dormire in posti che non conosci, il pensiero per chi ti aspetta a casa, le esigenze di igiene personale, i continui tentativi di incastrare la vita privata.
Il mondo del lavoro è estremamente difficile, un terreno instabile dove le certezze che funzionavano per modelli rigidi come il nostro, ora non vanno più bene.
Donne e uomini lottano per ritrovare la propria integrità e identità sia in ambito familiare che lavorativo e soffrono entrambi per il peso dei pregiudizi e delle convinzioni obsolete. I sacrifici che fanno le donne alla guida sono esattamente gli stessi degli uomini. Perché per gli uomini è normale, per le donne sembra una cosa straordinaria?
Non voglio dire che essere donna nel mondo del lavoro sia semplice, anzi. Io stessa ho pagato lo scotto quando sono diventata mamma e non avevo alcuna possibilità di essere integrata nuovamente in azienda. Il vero problema del sistema lavorativo è proprio la struttura basata su fondamenta sbagliate. Sovraccaricando gli uomini e prosciugandoli di ogni tempo libero e costringendo le donne a scegliere se essere madri o lavoratrici.
Entrambi questi asset non hanno alcun senso e fino a quando tratteremo l’argomento solo da un punto di vista maschile e un punto di vista femminile, le differenze non si appianeranno. Credo fermamente che si debba trattare il tema solo dal punto di vista degli individui.
Con esigenze comuni come il diritto ai servizi igienici e ad aree di sosta adeguate (grande sovraccarico del settore), al tempo libero che si potrebbe impiegare per attività dedicate al benessere psico-fisico o al diritto alla genitorialità con un congedo che non faccia differenza di genere e che dia a tutti la possibilità di scelta e che sia davvero paritario.
Il mondo del lavoro ha bisogno della convivenza di individui diversi tra loro, perché nella diversità sta lo scambio e la crescita. E credo sia questa la vera battaglia da portare avanti, senza più colpevolizzare nessuno, senza più trovare il capro espiatorio, ma scegliendo di indossare quella giacca che ci piace tanto con disinvoltura.
Quella giacca che può farci da scudo e da vessillo a seconda dei giorni e che ci aiuta a essere quello che vogliamo essere, indistintamente dal genere, visto che ormai è fluido anche quello. Quella giacca che ci dà la forza di lottare per i nostri diritti di persone e di brillare sotto le luci psichedeliche delle piste da ballo.
E allora sì che saremo icone cool in tutte le epoche.
Buona Strada!