Cosa rappresenta, per me, la bicicletta?

di Erica Fre, vincitrice Beat Yesterday Awards 2020

Pensare di assistere alla serata di premiazione dei Beat Yesterday Awards 2022 è un’emozione che mi fa tremare un po’ le gambe. È quel sentirsi partecipi di qualcosa di importante, di qualcosa che in un modo o nell’altro ha cambiato la mia vita.

E allora non posso che ripercorrere i miei pensieri rispetto a quello che la vittoria del Beat Yesterday Award ha rappresentato per me, rispetto a quello che la mia bici, Morgana, è diventata per la mia nuova vita.

Bici, bici, bici!

Ero piccola e i miei nonni avevano deciso di regalarmi una bici, la mitica Graziella visto che ero la nipote femmina. Mi sono rifiutata perché non era la bici che volevo. Uno dei miei atti di ribellione infantile, quelle prese di posizione forti che “piuttosto sto senza”. Io volevo la BMX, quella per girare nei boschi e saltare radici. Me la ricordo bene, rossa e gialla. Ricordo i giri in mezzo ai boschi con quel gruppetto di amici scalmanati e le gare a chi riusciva a saltare sulle radici degli alberi. Ricordo quel sentirsi invincibili.

Poi c’è stata la bici della mia adolescenza, una bici da corsa regalo di mio papà. È stata libertà, la sensazione di poter respirare forte quell’aria sulla faccia e di sentirsi un pochino più vivi, di pedalare veloce staccando le mani dal manubrio e ascoltare le sensazioni che provoca. È stata la possibilità di essere autonoma negli spostamenti.

Ma non è stata solo bellezza. Ci sono stati i momenti in cui l’ho abbandonata, perché noi donne facciamo spesso così, mettiamo da parte i nostri sogni in nome di qualcosa di più importante, come se non potessero convivere, come se i nostri sogni fossero meno importanti, come se valessero di meno.

L’ho appesa a un chiodo, ho smesso di andarci, come di andare in montagna a cercare i miei respiri. La guardavo e facevo finta che non fosse importante. Nel frattempo ho messo su chili, una sorta di corazza per proteggermi dal mondo e dai miei sogni, un chilo dopo l’altro.

Ma ad un certo punto sulla bici ci sono risalita, dopo anni, con fatica, grazie al supporto e l’aiuto di quelli che nei miei sogni ci hanno creduto e che hanno deciso di darmi una mano per andare a prendermeli.

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È ancora buio quando mi preparo per uscire, so che l’aria sarà fredda e allora mi vesto pesante. Ogni strato mi fa sentire un po’ più infagottata e quella mia sensazione di inadeguatezza torna: mi sembra sempre di essere una salsiccia, troppo grassa per andare in bici, troppo…

Respiro ed esco, perché alla fine so che mi passa, ho solo bisogno di liberare la testa e ascoltare le sensazioni. Porteranno via tutto, lo so.

Il buio mi avvolge insieme al freddo, inizio a pedalare e l’aria fredda mi fa lacrimare gli occhi, gela le mani e le gambe ancora scoperte. Mi infilo nel traffico e va tutto veloce. Questo piccolo pezzo di mondo che si sveglia, un po’ alla volta, porta via i pensieri nocivi lasciando il posto alle sensazioni positive, al freddo, agli occhi che lacrimano, alle luci che cambiano un po’ alla volta, ai rumori del traffico, ai clacson delle macchine.

Per fortuna ho la mia Morgana

Ripenso al rapporto con Morgana e scopro che raccontare come mi fa stare è complicato. È un fatto di cuore, di pancia e muscoli tesi, di libertà, gioia e leggerezza, ma anche di fiato corto e fatica. Del profumo di lavanda che ti riempie le narici in estate, dell’erba tagliata che fa starnutire, dell’aria fredda che fa lacrimare gli occhi e il sole caldo che fa scoppiare la testa.

Ecco, io credo che la bici sia prima di tutto il resto corpo, questo corpo contro il quale faccio la lotta da sempre, che fatico ad accettare, a cambiare, che è sempre troppo inadeguato, pesante, brutto.

La bici è anche questo: ti sbatte in faccia tutti i tuoi limiti e le tue fatiche. Tutto spiaccicato sulla faccia alla prima salita per scoprire poi che ti permette anche di trovare tutti gli strumenti per superare quei limiti e quel senso di inadeguatezza.

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E allora, il mio corpo è questo e non mi piace, ci litigo, a tratti fatico a guardarlo allo specchio e lo sento sempre così pesante. Poi però i pensieri si srotolano, lasciano il posto alle sensazioni e io mi ritrovo leggera, come se non avessi peso e quel corpo diventasse un alleato, perché nonostante la lentezza e la mole, mi permette di arrivare in cima, di gestire il fiato e i respiri. Ritrovo il mio equilibrio e mi accorgo di aver fatto un altro pezzo di strada.

Non sarò mai veloce, ma non importa. Morgana mi permette di scoprire il mondo e di riscoprire parti di me, di sentirmi leggera e di godermi tutta quella leggerezza fino a farla diventare gioia. Se mi si ingarbugliano i pensieri – e succede spesso – o quando sento che il dolore e la vita si fanno complicate, salgo in bici, esco e un po’ alla volta lascio che si srotolino. Non sempre riesco a trovare una soluzione, ma di sicuro torno quieta, con un sorriso stampato e la voglia di fare un altro passo ancora.