BY#25 – La corsa, la mia terapia

“Cos’è per me il BeatYesterday? È essere sempre meglio del giorno precedente. Un modo di essere che si può applicare a tutti i campi della vita, non solo allo sport”.

Inizia così l’intervista di Matteo Zucchini, 34 anni, operaio di Foligno. Lo abbiamo incontrato e ci siamo fatti raccontare il suo Beat Yesterday. Una storia, la sua, che è l’ennesima dimostrazione di come lo sport riesca spesso a salvarci, a tirarci fuori dai momenti più bui. E il momento buio di Matteo è arrivato nel 2018 quando Maria Grazia, la sua compagna, si è ammalata.

Qual è stato il tuo Beat Yesterday?

Beat Yesterday non sarà mai l’impresa di cui tutti parlano, non è la vittoria che resterà per sempre nella storia dello sport. Beat Yesterday è la realizzazione di persone comuni che si mettono in gioco sacrificando tempo ed energie per riuscire in qualcosa che la maggior parte delle persone definiscono impossibile. Beat Yesterday non è essere più bravi o più forti di altri, ma avere la volontà di non fermarsi a ciò che si è, per scoprire chi si vuole essere veramente. Questo è Beat Yesterday, questo è essere speciali.

Anche tu hai già superato il tuo personale Beat Yesterday? Vogliamo darti voce, perché tu possa essere di ispirazione e motivazione per tutti gli altri. Raccontaci la tua storia.

La storia di Matteo

Matteo Zucchini è un ragazzo come tanti. Si divide tra il lavoro, l’amore di Maria Grazia e lo sport, che vive senza troppo spirito agonistico.

“Fino ai 22 anni hi giocato a calcio, poi mi sono innamorato della corsa. Non ho mai avuto grandi aspettative di tempo: per me la corsa era più che altro un hobby, un passatempo”.

Poi, come spesso accade, ci ha pensato la vita a mischiare le carte, a cambiare gli equilibri.

“Nel 2018 hanno diagnosticato a Maria Grazia un linfoma. E questa diagnosi ha cambiato la nostra vita, da tanti punti di vista. Le giornate erano scandite da visite, controlli, terapie. L’umore di Maria Grazie era ovviamente altalenante: alcuni giorni stava bene, altri stava molto male. Nonostante la malattia, però, non ha mai abbandonato il suo spirito positivo, ha sempre avuto un approccio solare e fiducioso. Questo è servito soprattutto a lei, che non si è mai persa d’animo, ma anche a me perché aiutarla è stato molto più semplice”.

Nonostante l’atteggiamento positivo di Maria Grazia il periodo è duro per entrambi.

“In quel momento, la corsa è diventata la mia terapia, il mio psicologo personale. Uscivo a correre al mattino presto, prima di andare al lavoro, oppure alla sera, magari dopo una giornata pesante passata in ospedale”.

Come nasce un #BeatYesterday

“Poco alla volta ho iniziato ad aumentare i km. Correre lunghe distanze ti aiuta a mettere da parte per un po’ tutti i pensieri. In quel momento ci sei solo tu e sei concentrato solo su quello che stai facendo. Fino al 2018 non avevo mai corso più di una maratona, ma in me è cresciuta la voglia di misurarmi con qualcosa di più impegnativo, di provare a spingermi oltre il mio limite, per vedere fino a dove sarei potuto arrivare”.

A marzo 2018 Matteo corre la sua prima ultra, la Strasimeno. Chiude i 50 km ed è il quinto a tagliare il traguardo. “Un’emozione incredibile. Mai avrei pensato di riuscire non solo a coprire quella distanza ma anche di farlo a quel ritmo!”.

È solo la prima. Corre diverse volte l’ultramaratona del Gran Sasso, poi partecipa alla 100 km delle Alpi e arriva secondo. Pochi mesi dopo la notizia più attesa, il traguardo più bello: la malattia di Maria Grazia è in remissione.

La nuova sfida di Matteo

Vinta la sfida più difficile, a Matteo non è passata la voglia di mettersi alla prova.

“Il 2020 è stato un anno di cambiamento, un anno difficile per tutti. Ma la voglia di mettermi alla prova è rimasta, nonostante tutto. È voglia di fare, di tornare per quanto possibile alla normalità. E se non è possibile farlo in gara, insieme ad altre migliaia di persona, almeno posso farlo da solo”.

Oggi Matteo si sta allenando per la prossima sfida: una lunga corsa, da casa sua, a Foligno in Umbria, fino a Civitanova Marche, attraversando l’Appennino per arrivare al mare.

“Un modo per toccare, correndo, luoghi che mi sono famigliari e in cui ho vissuto momenti molto belli della mia vita”.

Allora, Matteo, al prossimo #BeatYesterday.