BY #27 – Towanda!

“Ho fatto questo viaggio per ricordare a me stessa, e dimostrare a mia figlia, che tutto è possibile. Bisogna sempre provare, non aver paura di fallire, perché si può sempre ricominciare”.

Quella che vi raccontiamo oggi è la storia di Paola, che noi però chiameremo Wanda. È la storia di un viaggio in solitaria lungo più di 9.000 km. Un viaggio fatto di incertezze, di paure, ma anche di avventura, di voglia di mettersi alla prova. Un viaggio di luoghi meravigliosi: del mondo e dell’anima. E, d’altra parte, chi conosce Wanda sa che lei è una donna piena di risorse, di entusiasmo, tenace e indipendente.

“Sono una mamma single, una lavoratrice liquida e, alla soglia dei 50 anni, ho deciso di fare un viaggio in solitaria, con la tenda e la mia fidata Renault Modus. L’ho fatto per dimostrare a me stessa, e alle mie coetanee, che energie, avventure e belle esperienze sono possibili anche se non si è più giovanissime, né accompagnate”.

Ricordate il film Pomodori verdi fritti alla fermata del treno? Rese celebre l’espressione “Towanda!”, il grido di battaglia di una invincibile amazzone. Towanda è un urlo liberatorio, che esprime consapevolezza, forza e rinascita. E Wanda lo ha scelto per accompagnare il suo viaggio: “Towanda, verso i 50!”.

Ma partiamo dal principio.

Mi presento: mi chiamo Wanda Towanda

A luglio 2019 Wanda era al mare con la figlia. Guarda poco più avanti, nelle settimane, poteva vedere avvicinarsi le 50 candeline, da spegnere il 10 settembre.

“Ero una mamma single, nel mezzo di una specie di crisi di mezza età. Mi è venuta voglia di partire, senza troppi piani e nel giro di pochi giorni ho programmato le tappe principali del il mio viaggio in Europa. Il 13 agosto sono partita da Milano, con la spesa fatta per un mese e la mia Modus con tenda sul tetto che, come fosse un camper pieghevole, mi permetteva di montare e smontare un accampamento completo di tutti i comfort in 8 minuti”.

Non era la prima volta che Wanda girava l’Europa. Lo aveva fatto anche a 20 anni, con l’InterRail.

“Molte cose, da allora, erano cambiate. Nel 1991 l’Europa era un continente frammentato in tanti Stati separati da frontiere e dogane, non c’era moneta unica; dall’altra parte del confine c’era l’Europa dell’Est, del Patto di Varsavia e io avevo una tessera Under 21! Si viaggiava con le cartine, ora invece con Google puoi pianificare tutto: arrivi in un posto e sai già cosa ci troverai. Meno romantico, ma sicuramente più pratico. Sapevo che avrei trovato un’Europa molto diversa, ma volevo mettermi ancora alla prova, per iniziare con coraggio la parte più consapevole della mia vita”.

“Non ero preoccupata, ma avevo una sorta di paura preventiva. Temevo di essermi imbarcata in un’avventura più grande di me e molti infatti me l’avevano sconsigliata. Ma volevo fare quel viaggio e avevo solo un modo per farlo: da sola. E come accade spesso anche nella vita, è quando non hai alternative che tiri fuori tutte le risorse che hai. Così mi sono prefissata di concentrarmi su una cosa per volta, senza ansia. Mi sono detta che, al massimo, se me la fossi vista brutta, sarei tornata indietro”.

viaggio in europa

9.000 km a zonzo per l’Europa

La prima tappa è stata Grado, poi Gorizia, Trieste. Si è diretta verso la Croazia, poi l’Austria, la Polonia. “Il mio obiettivo era arrivare alla Atlantic Ocean Road, la strada panoramica più bella d’Europa e per arrivare ho scelto un percorso a zig zag: più lungo ma più vario”.

Una scelta azzeccata. Nel suo viaggio Wanda ha visitato decine di luoghi ricchi di storia, di arte e cultura, città metropolitane e piccoli paesi. Hai visitato musei, luoghi sacri, castelli, fabbriche dismesse, teatri, miniere di sale. Ha visto cascate, fiordi, ha attraversato strade panoramiche.

“Ho preferito i luoghi più fuori mano rispetto ai classici centri storici e alle mete classiche che si possono vedere nei weekend da volo last minute. In quei posti posso sempre tornare. Volevo vedere cose nuove, particolari, che senza macchina non avrei potuto raggiungere. Ho visto un sacco di cose bellissime, tutte diverse, ogni giorno era una scoperta. La Danimarca mi ha stupita molto, in Norvegia, invece, non credo che ci tornerò”.

È stato proprio durante il passaggio in Norvegia che Wanda ha dovuto affrontare un imprevisto.

“Avevo trascorso la notte in un campeggio praticamente abbandonato. Al mattino sono ripartita, ma avevo dormito poco e male, ed ero stanca. Ho accostato la macchina per fare una foto ma non ho visto il fosso e ci sono finita dentro. In quel momento ho avuto paura. Ero da sola, alle 7 del mattino, sperduta nel nulla; tremavo come una foglia. Mi sono detta che sarebbe stato proprio stupido morire così! Per fortuna mi ha aiutata l’autista di un pulmino che è passato di lì, ma ci è voluto un po’ perché passasse la paura e tornassi a fidarmi della mia abilità al volante”.

Con questo spirito, pochi giorni dopo, Wanda ha dovuto affrontare la Atlantic Ocean Road: la strada panoramica più bella d’Europa, certo, ma anche la più pericolosa, perché spesso sferzata da vento e dalle onde in burrasca.

“Non sapevo se affrontarla o no. Così ho seguito il consiglio di un caro amico. Non potevo farmi scoraggiare dopo tanta strada, non potevo rinunciare senza nemmeno provarci. Dovevo almeno arrivare fino lì e poi, una volta davanti alla strada, avrei deciso se me la fossi sentita oppure no. Nel secondo caso avrei fatto inversione e sarei tornata indietro, senza rimpianti”.

“Ho guardato la strada e mi sono detta… Towanda! Ho ingranato la prima e, piano piano, sono partita. L’ho attraversata tutta. Arrivata in fondo ho pensato.. tutto qui? Era davvero così facile? Tanta paura per nulla. Alla fine l’ho percorsa altre due volte avanti e indietro. Per scattare le foto. Poi è iniziato il mio viaggio di ritorno. Sono arrivata a casa all’una. Alle due avevo già svuotato tutta ma macchina. Avevo ancora vestiti puliti e qualcosa in dispensa e, fosse stato per me, sarei ripartita subito”.

Wanda

Il senso di un viaggio

Il viaggio di Wanda è durato 30 giorni. Ha percorso 9.039 km, ha attraversato 8 Paesi, visitato 139 luoghi diversi, selezionato 824 fotografie di tutte quelle che ha scattato. Ma quello che di più importante le ha lasciato questo viaggio non si può quantificare.

“Ogni giorno attingiamo a risorse straordinarie di cui nemmeno siamo consapevoli, come se per accorgerci delle nostre potenzialità dovessimo fare altro, qualcosa che ci sembri un’impresa. Ma l’impresa è già il nostro quotidiano, sono le piccole difficoltà che affrontiamo una dopo l’altra. Quando abbiamo paura di non farcela, basta fermarsi, chiudere gli occhi, fare un bel respiro, poi riaprirli e ripartire. Forse dovremo provarci centro volte ma ce la possiamo fare. E se non dovessimo riuscirci, almeno ci avremo provato”.

“Questo viaggio mi ha insegnato ad abbattere i pregiudizi che avevo su me stessa, sulle mie capacità. Mi ha ricordato la forza che posso avere. Ho affrontato difficoltà e imprevisti, maltempo, situazioni isolate, strade tortuose, ma sono riuscita, nonostante tutto, a mantenere la calma e a non perdere l’entusiasmo. All’Atlantic Road ci sono arrivata ma la meta vera era un’altra: tornare a casa”.​

Verso il prossimo Beat Yesterday

Quando Wanda dice che appena tornata sarebbe subito ripartita dice sul serio. Tant’è che ha già in mente il prossimo viaggio (e forse più di uno).

“Una nuova sfida. Meno km, restando in Italia, però in moto. Non vado in moto da 15 anni, non so nemmeno se sarò in grado di guidarla. Ma prima di tutto una moto la devo trovare! Tornare in sella a 50 anni non è automatico. A quest’età sei meno libera, meno spensierata, meno agile, però hai una maggior consapevolezza. Anche dei rischi. La paura spesso ci limita ma l’importante è affrontarla, capire quando la possiamo vincere e quando invece è saggio fare un passo indietro. L’incoscienza non paga ma nemmeno lasciarsi vincere dalla paura. Dobbiamo imparare a superarla un passo alla volta, un #beatyesterday alla volta; dobbiamo provare e riprovare, spostando ogni giorno il limite un po’ più in là, fino a dove possiamo, seguendo l’istinto”.

Il viaggio di Wanda per l’Europa lo trovate qui.