BY#1: Ride bike, Summit run, Cycling home

Obiettivi, traguardi, limiti da superare, piccole o grandi sfide che possono sembrare impossibili e invece non lo sono. Lo spirito Beat Yesterday è quella passione, quella determinazione che porta ciascuno di noi a superarsi, a fare di ogni limite un’opportunità. L’opportunità di essere, oggi, migliori di ieri. Quello che vi raccontiamo oggi, è il Beat Yesterday di Manuel Stroppa.  

Manuel è un ragazzo genovese di 32 anni ed è uno sportivo amante dell’endurance: dal trail allo skyrunning, dallo scialpinismo alla bici, fino alla corsa. Il 3 marzo del 2020 è stato investito mentre era in sella alla sua bici. Nulla di troppo grave, per fortuna, ma una frattura all’osso sacro che gli ha richiesto uno stop forzato. Per lui il lockdown, iniziato di lì a poco, è stata l’occasione per prendersi una pausa dalle gare di skyrunning e recuperare. Come si dice? Non tutto il male vien per nuocere.

Durante quelle settimane, Manuel ha ingannato il tempo guardando documentari sportivi, scrutando carte tipografiche, percorsi e pendenze.
“All’inizio era curiosità. Ero ancora convalescente e non potevo certo pensare di rimettermi a correre o a pedalare”.

Ha qualche idea in testa ma è, appunto, ancora solo un’idea. Vaga, indefinita. Poi, un giorno, un dettaglio lo colpisce. Una cresta che non aveva mai fatto, che parte da Ormea e arriva alla cima Pizzo d’Ormea, a 2.476 metri. È lo spunto che cercava: la sua idea inizia a prendere forma. Ed è un’idea che unisce le sue due grandi passioni: la bici su strada e la corsa in montagna.

Ride Bike, Summit Run, Cycling Home

Ride Bike, Summit Run, Cycling Home. Questo è il nome che ha deciso di dare alla sia sfida personale. L’obiettivo? Arrivare in bici ai piedi della montagna, raggiungere la vetta a piedi, tornare a valle, riprendere la bici e tornare a casa.

© Patrick Delorenzi

“L’idea iniziale in realtà era diversa. Pensavo che la sfida sarebbe terminata una volta sceso a valle. Poi mi sono detto, già che ci sono, perché non tornare anche a casa in bici?”.

Nello specifico, sulla sua mappa Manuel disegna un percorso: partenza in bici da Genova Pra, passando per il Turchino fino a Ormea: 144 km in tutto, con 3300 mt D+. Poi da Ormea di corsa, verso Chionea per salire fino alla vetta Pizzo D’Ormea a 2.476 mt: altri 7,8 km con 1690 mt D+, da ripercorrere poi in discesa. Poi di nuovo in bici, per il ritorno, lungo la costa fino a Genova. Fino a casa.

Come prepararsi a questa sfida?
“Venivo da un infortunio invernale al crociato anteriore e già stavo sfruttando la bici per recuperare. Non ho fatto altro che intensificare gli allenamenti, aumentando i chilometri, senza rinunciare alla corsa in montagna, cercando di sfruttare percorsi con altitudini simili a quella che avrei dovuto affrontare”.

Manuel ha scelto con attenzione la data in base alle condizioni meteo che, in sfide come questa, posso fare la differenza, nel bene come nel male. Il 4 agosto sembrava la giornata perfetta. A rischio pioggia, ma partendo prima dell’alba il caldo e l’umidità lo avrebbero risparmiato per gran parte del percorso.

E poi Manuel ha scelto il team.
“Non avrei potuto fare tutto da solo. La mia fidanzata, il mio massaggiatore, un amico regista che potesse documentare la giornata e un’auto al seguito con una bici di riserva in caso di problemi”.

Si parte

Alle 2:30 del 4 agosto Manuel ha aperto gli occhi. A svegliarlo è stato il rumore della pioggia che, fortunatamente, si è interrotta prima della partenza. Alle 4:00 è salito in sella alla sua bici, sostenuto dal tifo degli amici che si sono alzati prestissimo per salutarlo alla partenza. Chi ben comincia…

“Già dai primi km in bici ho cercato di trovare il ritmo giusto; un ritmo di cuore e gambe, che mi permettesse di economizzare lo sforzo, di spingere senza esaurire troppo presto le energie. La temperatura, ancora mite, ha aiutato. Ero organizzato per poter mangiare e bere a intervalli regolari, ogni ora circa. Avevo con me bocconcini di prosciutto e formaggio, marmellata e burro d’arachidi, coca-cola, gel, barrette energetiche e non solo.

© Patrick Delorenzi

Arrivato a Ormea, dopo 144 km e 3.300 mt D+, e lasciata la bicicletta, ho trovato Ivan, compagno di trail running nel Valmaremola Team, che aveva deciso di accompagnarmi fino in vetta. La sua guida, la sua presenza e le chiacchiere mi hanno aiutato tantissimo. Anche perché, con l’arrivo del caldo, ho sentito che le gambe iniziavano a fare fatica.

manuel stroppa in vetta

Con lui siamo arrivati in vetta e da lì, è il caso di dirlo, è stata tutta discesa! Tornando a valle la fatica era come scomparsa: in un’ora e mezza circa sono arrivato al punto in cui avevo lasciato la bici. Il più era fatto. Mancava solo l’ultima frazione, la Cycling Home: 121 km 670 mt D+ per tornare a casa”. 

In quel momento Manuel ha già nelle gambe 11 ore di fatica ma sembra non sentirla. Sa che manca pochissimo per concludere la sua impresa, per poter dire di aver battuto il suo Beat Yesterday. Gli occhi sono fissi sulla strada, ma le gambe girano praticamente in automatico.

“Mentre pedalavo, ripensavo ai chilometri, alle ore. Mi sembrava fossero passati giorni dal momento in cui la pioggia sulle persiane mi aveva svegliato. Forse è proprio questo che significa vivere intensamente, ed è la libertà di far ciò che ti rende felice a renderlo possibile”.

A una manciata di metri da casa, Manuel ha capito che il suo sogno si era ormai realizzato. E come tutti i sogni più belli, le persone a cui vuole bene erano tutte lì per lui.

© Patrick Delorenzi

Ha impiegato 15 ore per portare a termine la sua impresa, il suo Beat Yesterday: 265 km e 3900 mt D+ in bici, un up & down Ormea – Pizzo D’Ormea – Ormea, 1.700 mt in 8 km e ritorno. Ha bruciato 6.400 calorie e bevuto in totale 8 litri d’acqua.

Ma ce l’ha fatta.

#BeatYesterday: avanti il prossimo!

“Progetti per il futuro? Sicuramente non abbandonerò lo skyrunning, che è la mia passione, né le competizioni, che servono sempre per misurarsi con se stessi, prima ancora che con gli altri. Ma con il pensiero sono già alla prossima sfida. Ride Bike, Summit Run, Cycling Home è un progetto mio, che ho ideato e realizzato in ogni dettaglio. In qualche modo è diventato un format, che mi piacerebbe riproporre, magari aumentando la distanza o l’altitudine. Magari un 4.000 m. Mi sto guardando in giro, con l’aiuto di un caro amico che è una guida alpina. In montagna non c’è spazio per l’improvvisazione e la sicurezza deve venire prima di tutto”.

“In fondo, non serve andare lontano per cercare quello di cui abbiamo bisogno. Ogni sfida ti lascia qualcosa: la soddisfazione di averla portata a termine o l’esperienza di chi impara dai propri errori, se qualcosa non va. E, alla fine, si torna sempre a casa. Migliori di ieri”.